Dal Trapano al Laser
Tecnologia usata per la costruzione e utilizzo del trapano a laser

Il trapano consta essenzialmente di una punta per forare e di un meccanismo che le imprime una rotazione: Una prima classificazione può essere fatta distinguendoli in trapani portatili e trapani fissi.
Trapani portatili: oltre a quelli a mano (ormai di impiego solo artigianale e casalingo), la parte più importante è costituita dal motore, rivestito da un involucro, quasi sempre a forma di pistola, per agevolare un'impugnatura sicura. Sull'asse stessa del motore, con interposto a volte un riduttore di velocità, trova posto il mandrino che serra fermamente la punta. Per la loro necessità di maneggevolezza e, quindi, di poco peso, si adattano come massimo a punte di 12 mm di diametro, e possiedono una potenza proporzionale. Non permettono, logicamente, l’esecuzione di fori molto accurati, data l'impossibilità di garantire l'assoluta stabilità e perpendicolarità del pezzo.

Trapani fissi: con essi entriamo nel campo prettamente industriale. Sono costituiti in genere da un'incastellatura, di una testa motrice con cambi di velocità e di un mandrino porta utensili. Durante la lavorazione, il pezzo da forare è immobile e fissato alla mensola stessa della macchina.

Si possono distinguere in trapani da banco, trapani a montante, trapani radiali e trapani multimandrino. Questi ultimi sono provvisti di diversi mandrini paralleli (fino a 50) comandati da una sola testa motrice che ne provoca la rotazione e l'avanzamento contemporaneo. Esistono inoltre, i trapani a percussione, di recente produzione, che al movimento rotatorio della punta uniscono anche quello di percussione e vengono impiegati quando si vogliono perforare materiali particolarmente resistenti.

Gli utensili fondamentali dei trapani sono le punte che possono essere elicoidali, oggi le più diffuse, a lancia o a saetta. Quando invece, si tratta di eseguire perforazioni nel terreno si parla più propriamente di trivelle. Gli esempi più conosciuti sono costituiti dai pozzi petroliferi, praticati da attrezzi che, pur lavorando sul principio del trapano, sembrano non avere con esso nulla in comune.

La presentazione esterna è infatti costituita da una incastellatura d'acciaio, alta 60 metri e più, necessaria per sollevare le lunghe aste tubolari che servono da prolungamento alla punta di scavo (scalpello) via via che questa va affondando nel terreno. Nel caso ci si trovi di fronte a terreni particolarmente duri, il sistema a rotazione viene a volte sostituito da quello a percussione. In questo tipo, l'utensile perforatore, dotato di moto alternativo, frantuma la roccia al fondo del pozzo, mediante colpi successivi.

Si tratta dello stesso principio utilizzato dai martelli pneumatici, che trovano largo impiego nelle miniere e negli scavi sotterranei in genere. Negli scavi sotterranei in particolare, quando si lavora all'apertura di tunnel e gallerie , trovano oggi impiego delle apparecchiature semoventi che lavorano su tutto il fronte di scavo, e vengono chiamate «talpe». Per concludere ricordiamo come in certe operazioni odierne, i fori vengano praticati senza far uso di punte. Si utilizzano allora in certi casi raggi ad alta energia elettronica e raggi laser, soprattutto per materiali molto resistenti. La più dura di tutte le sostanze naturali, il diamante, si può perforare solo in questo modo.